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Madre di un figlio, madre di un blog

7 giugno 2009

Per un attimo, mentre qualche ora fa tornavo a casa in una notte limpida, illuminata da una luna enorme, ho formulato  idee che avrei voluto riportare qui, visto che questo è il mio diario. Poi ci ho rinunciato, non per timore di essere giudicata folle, quanto perchè, rientrata, m’è mancata perfino la voglia di indossare la camicia da notte. E allora mi sono distesa sul letto a pensare.

I miei programmi non sono mai solo miei, ma sempre affare di qualcun altro. E qui dovrei essere costretta a riallacciarmi ai pensieri di stanotte, ma preferisco sorvolare.

Adesso che ho un po’ di pace e silenzio intorno, voglio fissare due punti.

Uno. Figli e malattie mentali.

Scrivendo delle mie impressioni sul film di Bellocchio, mi sono soffermata a pensare al disamore che alcuni genitori nutrono verso i figli. Passino  mogli o amanti: dopotutto hanno sangue estraneo. Ma un figlio no. E allora mi son messa a spulciare in rete, venendo a scoprire che il Duce è in buona compagnia. Di chi? Innanzitutto nientepopodimeno che del Migliore, quel Palmiro Togliatti che nel 1925 ebbe  dalla moglie Rita Montagnana un figlio, Aldo. Un ragazzo con dei problemi, ma molto intelligente, messo sempre in disparte perchè non normale. Allevato in collegi destinati ai figli dei comunisti esuli nell’URSS. Un ragazzo che tornò in Italia nel 1947, giusto in tempo per assistere all’abbandono di sua madre da parte del padre, che si era innamorato di Nilde Jotti, con la quale adottò una figlia che sarebbe diventata psichiatra. Ironia della sorte, no?

Aldo Togliatti è ancora vivo, ed è ricoverato in una casa di cura di Modena.

Poi c’è un altro pater dal cuore buono: il capodinastia dei Kennedy, Joseph, che fece internare in un istituto  Rosemary, la terzogenita, nata nel 1918. Dissero che la bambina fosse ritardata, ma i diari  hanno sempre dipinto il ritratto di una ragazza sveglia. Forse troppo. Divenne ben presto una donna vivace e ribelle, con una vita sessuale tendenzialmente molto attiva. Fu così che mamma Rose non potè fare più nulla per proteggerla, e il patriarca la fece lobotomizzare nel 1941. Per evitare scandali.

Il figlio JF, anni dopo, sarebbe diventato Presidente degli USA e  gran puttaniere. Ma questo non era importante: ad un uomo era ed è concesso tutto.

La povera Rosemary, ridotta ad essere un vegetale a soli ventitre anni, fu rinchiusa in un istituto del Wisconsin, ed è morta quattro anni fa. Negli anni ’60 fu aiutata dalla sorella Eunice, che cercò di coinvolgerla in alcune attività benefiche.

Avrei tanto da aggiungere, di mio, ma sto troppo male per poter solo azzardare l’ipotesi di un giudizio. E qui mi collego al punto due. Lascio o raddoppio?

E’ da un po’ che mi frulla nella testa l’idea di cancellare il blog, ma poi, quando sto per cliccare su delete, la mano mi si paralizza: in fondo in queste pagine e in questi anni ho profuso buona parte della mia anima. Mi spiace immensamente di non riuscire ad interagire con voi come una volta. Leggo sempre tutti i commenti, ma non riesco a rispondere. Mi dico che è un’altra fase particolare, e che passerà. Forse passerà davvero. Forse no.

E’ che gli ultimi dieci anni della mia vita sono stati molto, molto duri, praticamente un colpo dietro l’altro: il deja vu di quello che mi accadde nei primi anni ’80, e che mi fruttò una bella depressione con i controcazzi. Oggi sono più forte e consapevole. Oggi ho un figlio che ha bisogno di me e che, pur togliendomi gran parte della mia libertà, per il semplice fatto di esserci mi obbliga ad accantonare certe scelte. Almeno per il momento.

Quindi il blog rimane qui, e rimango anch’io, sebbene meno presente. Vorrei affidarne il timone ad una delle persone alle quali voglio più bene in assoluto, ma mi ha rifilato una sola già una volta. Se riesco a convincerlo può essere che vi capiti di leggere lui al posto mio. Nel cambio il blog potrebbe guadagnarci.

Paolo Conte – Quadrille

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48 commenti leave one →
  1. 7 giugno 2009 20:55

    Bho non ho capito nulla di quello che hai scritto, hai votato?

  2. Zelda permalink
    7 giugno 2009 21:00

    Qualunque decisione prenderai a proposito del blog, io ci sono.L’affetto el’amicizia per te sono molto reali, lo sai bene.
    Un bacio

  3. 7 giugno 2009 21:47

    Se vorrai una storia di disamore materno, un giorno ti racconterò di quello di mia suocera per il suo unico figlio, la mia adorata metà.
    E veniamo al blog: lasci o raddoppi?
    Direi che potresti tranquillamente trovare una terza via: non essere sempre così presente (anche se posti a giorni alterni, noi – nei secoli fedeli – saremo qui a leggerti); e se vuoi raddoppiare, raddoppia! Ma non farti affiancare dalle sòle! Che (leggendo bene) è un maschietto: “… se riesco a convincerlo…”.
    Le donne sono più affidabili, sorellina! Ti abbraccio forte.

  4. 7 giugno 2009 22:25

    Tieniti stretta tuo figlio e il tuo blog, per l’uno come per l’altro non è sempre necessario che tu sia costantemente presente, l’importante è che ci sei. 🙂
    Un abbraccio e buona notte 😉

  5. 7 giugno 2009 22:31

    Senti, prenditi anche più tempo tra un posto e l’altro ma io faccio fatica a concepire un blog così connotato della tua essenza di vita e personalità, a quattro mani.

    Un bacio
    Daniele

  6. 7 giugno 2009 22:45

    Non sarebbe più il tuo diario, quindi vai aventi così, commenta quando ti pare che di certo non mancherò di leggerti. 🙂

  7. 7 giugno 2009 23:08

    sui padri..vabbè, non ho voglia di parlare, che tanto la mia storia è sempre quella…però vorrei ragionare con te sulle madri. su quelle che non riescono ad amare i propri figli, ad esperimere l’amore che hanno dentro, e fanno molti più danni dei padri.
    perchè senza un padre ( e io posso dirlo, avendolo perso a 14 anni e le mie figlie ci campano non vedendolo da 9 anni) ce la puoi anche fare , ma senza una mamma dove vai?
    quali sono i vuoti che lascia la mancanza d’amore di una madre? e quanto ti mancherà quell’amore negato?

    mamma di blog non fare la stupida. :))

    aspettiamo i risultati…su posizioni diverse,pazienza.

    un sorriso nella sera per te.

  8. 7 giugno 2009 23:43

    La prima parte del post mi ha ricordato,forse a sproposito,questa frase di Nietzsche:”Chi raggiungerà qualcosa di grande, se non sente in sé la forza e il volere di causare grandi dolori? Saper soffrire è il meno: in questo deboli donne e perfino schiavi riescono spesso dei maestri. Ma non soccombere per l’intima pena e insicurezza, se si causa un grande dolore e si ode il grido di questo dolore – questa è cosa grande, questo fa parte della grandezza.”
    Per quanto riguarda il blog il mio non richiesto consiglio è quello di vederlo per ciò che realmente è:un’occasione di comunicare sensazioni ed esperienze ad amici e lettori occasionali senza obblighi e senza scadenze fisse.Dedica a questa attività l’impegno che ritieni opportuno,prenditi i tuoi tempi.Chiudere o cancellare non cambierebbe nulla.Ciao

  9. 7 giugno 2009 23:53

    come dice il rockpoeta, prenditi un po’ di tempo tra un post e l’altro, magari non commentarci (te lo perdoneremmo!), ogni tanto lascia postare il tuo amico “sola”, pero’ …NON CI LASCIARE!

  10. testa bislacca permalink*
    8 giugno 2009 01:35

    Maria, te l’avevo detto che ho votato sabato. E, comunque, pare che non ce l’abbiano fatta nè Vendola, nè i Radicali.

    Lo so bene, Zelda, e sai che ricambio.
    Un abbraccio.

    Ma il mio amico è l’eccezione che conferma la regola, Bastian. Gliene ho riparlato, ma lui da quell’orecchio non ci sente. Quindi scriverò quando mi sento di farlo, semplicemente.
    Lo so bene che delle donne ci si può fidare più che degli uomini.
    Bacio.

    Giusto, Nadir: la libertà prima di tutto, perchè un po’ di libertà per se stessi non vuol dire essere egoisti, ma essere più presenti in maniera efficace.
    Un abbraccio.

    Lo capisco, Daniele.
    Il blog finirebbe per avere due anime differenti, però, in fondo, non sarebbe nemmeno un fatto negativo.
    Vedremo.
    Un bacio.

    Grazie, Gians. Adesso non va bene per niente. Provo a reagire perchè sono tenace, tutto sommato.
    Adesso ho bisogno di pensare essenzialmente a me stessa. 🙂

    So bene quanto una madre sia più indispensabile di un padre, Minnie. Almeno fino ad una certa età. Purtroppo la mia vita ha preso “il caposotto” oltre dieci anni fa, e non è che adesso vada meglio. Anzi.
    Devo iniziare a pensare un po’ a me stessa, altrimenti non so se e fino a quando potrò reggere.Come madre di mio figlio sono presente, a volte anche troppo.Come mamma del blog potrei essere un po’ latitante, ma non è che il blog, poi, sia una cosa seria. 😉
    I risultati? Ho votato la lista Bonino-Pannella, e non mi pare che sia andata alla grande. 😦

    Se ho capito bene il senso della frase di Nietzsche, chi causa un grande dolore a qualcuno, e non se ne pente, è destinato ad essere un grande, Lanza. Oppure non ci ho capito niente, e sarebbe meglio.
    Sul concetto di blog hai ragione: devo smetterla di considerarlo il prolungamento della mia psicoterapia finita (nove anni fa).
    Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
    Proverò a considerarlo un mezzo per rimanere in contatto con chi mi stima e mi vuole bene. Ricambiato.
    Ciao.

    Il mio amico nicchia, Indie. Vuol dire che andrà come deve: ci sarò e ci sarò meno, a volte.
    Di Pietro in tv: anche questa…
    😦

  11. 8 giugno 2009 07:14

    Appoggio il tuo ragionamento, che ne fa scaturire un altro mio… ma era li pronto da un po a dire il vero.
    Per il punto due, il blog rispecchia una parte di te, come credo succeda per ognuno di noi, e cambia in base a come cambi tu ed è bello che sia così, e fai bene a bloccarti quando lo vuoi cancellare. buona settimana. Ciao

  12. 8 giugno 2009 08:00

    non ci pensare nemmeno a cancellare il blog: è un peccato…
    e poi l’hai capito anche tu che nel blog c’è una parte di te…. il blog come un figlio lo si alleva e lo si accudisce, giorno dopo giorno…
    rinunciare ad un blog è difficile..
    non so se anche io sarei in grado di farlo…
    comunque, per il momento, l’idea non mi solletica ancora…
    buon inizio settimana

    ^_____________^

  13. il sola permalink
    8 giugno 2009 09:26

    Come dice qualcuno questo blog e’ troppo caratterizzato. Il “sola” che sarei io non ha accettato di scrivere perche’ cambierebbe completamente l’indirizzo fin ora tenuto da TB. Avete ragione nel dire che sarebbe meglio che scrivesse solamente quando si sente di farlo e non sistematicamente come la redazione di un quotidiano.
    Sono convinto che questo attimo di sconforto passera’ presto perche’ il contatto con Voi che la leggete e’ una forma di di socializzazione di cui credo, non possa fare a meno, l’affetto che tutti le dimostrate e’ linfa vitale.
    Continua a scrivere Nic, lo fai bene, ed io non potro’ mai raggiungere quello spirito lirico con cui scrivi i tuoi post.
    Ti rigrazio della fiducia che tu mi dai, ma credimi, non me la sento.

  14. 8 giugno 2009 10:24

    Sono veramente contento di come si siano concluse queste elezioni. Franceschini ritornera’ a fare l’aiuto parrucchiera, Zapatero a fare quello che gli compete per antonomasia, Gordon Brown il personaggio dei fumetti.
    Il popolo italiano si dimostra fra i piu’ maschilisti d’Europa. Le performance del Premier sono state sostenute oltre che dal Viagra anche dall’elettorato che gli ha confermato,tutto sommato, la sua fiducia. Bossi ,anche dopo l’ictus, ha dimostrato di avercelo duro e con lui il popolo del nord. Si stanno convertendo al “celodurismo” anche gli emiliani che quando facevano i comunisti……lo prendevano sempre nel culo.
    I Casinisti sono in aumento e Maroni ha confermato nuove leggi contro gli schiamazzi notturni e non.
    Diamo ad Antonio quello che e’ Di Pietro.

  15. testa bislacca permalink*
    8 giugno 2009 11:43

    Vediamo fino a quando mi sentirò di continuare, Ormoled: niente è eterno. E il primissimo blog lo aprii, oltre tre anni fa, in un periodo particolare.
    Avrebbe detto Eduardo:” A da finì la nuttata”.

    In effetti è difficilissimo, Pupottina, ma si può decidere di conservarlo per se stessi. Come i figli delle star. 😉

    E’ linfa vitale, ma linfa virtuale, il Sola: tieni presente.
    So di caratterizzare molto questo spazio con i miei sproloqui, e il mio tono dell’umore ballerino. Diciamo che tu gli avresti dato (al blog) un’impronta meno “mia”, forse, ma più solida e divertente. Che dirti? Se cambi idea sai come e dove trovarmi.

    Le elezioni sono andate alla grande, Fra’ (per dire).
    Franceschini è una ragazza di ottima famiglia, quindi riprenderà a fare l’istitutrice privata ai figli dei borghesoni ferraresi.
    Il Berlusca ha retto, in qualche modo, ed è stato un miracolo, vista la merda che gli hanno tirato addosso, facendo una delle peggiori campagne elettorali che io ricordi: basata su pettegolezzi da cortile più che su argomenti seri. Dalla sua ha anche il Viagra e tante giovani ninfette: che vuole di più?
    Crescono, come temevo, i barbari leghisti e il questurino molisano: loro sì che sanno raccogliere con furbizia il malcontento della gente.
    Io, che ho votato Radicale, l’ho presa in saccoccia. 😐

  16. testa bislacca permalink*
    8 giugno 2009 11:44

    L’aumento dei casinisti mi sconcerta parecchio. Sta a significare che l’italiano medio è democristo dentro (come ha mirabilmente enunciato Bottiglione ieri): magna magna e baciapile.

  17. impollinaire permalink
    8 giugno 2009 12:57

    hai pensato a chi ha la bislacchite cronica?

  18. testa bislacca permalink*
    8 giugno 2009 13:55

    Non ce l’ha nessuno, Impo: tutti siamo necessari, ma nessuno è indispensabile. O si dice al contrario?
    😉

  19. 8 giugno 2009 18:02

    Una volta durante un trasloco buttai un pacco di quaderni con poesie, racconti, e storie e scritte tra i 16 e i 24 anni. Poi me ne sono pentito, non poco.
    Non rifarei lo stesso errore con il blog, anche se smettessi di scrivere, lo lascierei lì a navigare, oppure buona l’idea del passaggio di consegne.

  20. 8 giugno 2009 18:08

    Adoro il tuo modo di scrivere, crudo, talvolta colotito, ma maledettamente vero e sincero; senza censure. E’ vero, a volte è un pò ripetitivo nei contenuti, ma la tua capacità di comunicazione è disarmante. Riesci a farti capire da un area vasta e variegata di blogger con la tua scrittura raffinata, ma comprensibile per tutti.

    Difficilmente chiuderemo, anche se per quanto mi riguarda posterò molto raramente. Ma posterò!

  21. 8 giugno 2009 19:26

    Da parte mia che sono monocellulare, ti capisco benissimo, pensa che quando mi metto sui blog mi esilio del tuttp per poi nonostante lo sforzo, rendermi conto d’aver detto una marea di corbellerie. :))

  22. 8 giugno 2009 19:41

    in genere però son quasi sempre i padri a essere snaturati, forse l’esperienza della gravidanza e del parto lega in modo indissolubile, biologico, una madre a un figlio, mentre per il padre il figlio sarà sempre altro (senza contare la minaccia edipico-freudiana). Però a volte ci son anche delle madri snaturate, senza affetto, quelle sono ancora più inquietanti. E non c’è bisogno di arrivare alla Franzoni, parlo anche di madri molto più comunemente anaffettive.

  23. testa bislacca permalink*
    9 giugno 2009 02:20

    Da ragazzina feci come te, Lucien: solo che mia madre riuscì a salvare due quaderni che custodisce ancora gelosamente, nemmeno fossero scritti pregiati.
    L’amico del passaggio di consegne, detto “il Sola”, ha nuovamente rifiutato l’invito.
    Questo blog finirà a vagare da solo nello spazio…

    Marco, sei molto gentile, soprattutto quando dici che “a volte” mi ripeto. No, non mi ripeto “a volte”. Sono diventata un disco incantato, e non mi sopporto più.
    Se e quando riuscirò a venire fuori da una serie incredibile di casini, tornerò a comunicare come una volta. Adesso mi va bene parlare di libri, film e notizie di vario genere. Credo sia meglio per tutti.
    Ti meriti un bacio.:-)

    A me risulta che tu non dica corbellerie, Gians. Anzi.
    Oggi, durante la litania dei risultati elettorali, mi era venuto in mente di scrivere un post alla tua maniera. Poi mi son detta che ci avrei fatto la figura della copiona. 😉

    Hai scritto cose giustissime, Noodles. E il fatto che tu sia un uomo ti fa onore. Le madri hanno con i figli un legame più forte, più viscerale, più “carnale”. Le madri portano i figli dentro per nove mesi, e per nove mesi vivono in simbiosi con essi. I padri subentrano in un secondo momento, man mano che i figli crescono e iniziano ad interagire: prima li considerano quasi giocattolini senza senso.
    Non è un caso, poi, che numericamente siano più gli uomini a perpetrare stragi familiari orribili.
    Però hai ragione anche qui: quando a colpire è una madre il senso di orrore triplica. Ed è vero che l’anaffettività è deleteria, e provoca danni inimmaginabili. Ho conosciuto bene il figlio di una donna anaffettiva, e le conseguenze le ho pagate io.
    Spero di non commettere errori irreparabili con mio figlio: sarebbe l’unico peccato, anche involontario, che non mi perdonerei mai.

  24. alessandra permalink
    9 giugno 2009 08:39

    l’Ale spera di leggerti ancora.
    Questo spazio è tuo e i modi e i tempi li decidi tu.
    Ti ho ritrovata, non sempre riesco a scriverti lo sai!
    Passo comunque da te.
    Un abbraccio
    Ale

  25. 9 giugno 2009 09:50

    Secondo me fai bene a mantenere il blog. Oltre che a noi che lo leggiamo, può servire anche a te proprio nei momenti di crisi, può servire ad affrontarli meglio (almeno per me il mio blog serve anche a questo).
    Ciao a presto.

  26. 9 giugno 2009 10:44

    buon martedì

  27. 9 giugno 2009 12:24

    Mm pare che all’ombra del potere i legami familiari con i figli non siano proprio il massimo. Ricordo anche il caso di Mitterrand, l’ex presidente francese, che aveva una figlia segreta o qualcosa del genere.
    Il pezzo di Conte che hai citato è troppo bello… 🙂

    Signore, vostra moglie, Signore, vostra moglie
    È creola o mulatta o è bianca di culatta ?

    Guai a te se cancelli il blog.

  28. testa bislacca permalink*
    9 giugno 2009 12:25

    Ci sono, Ale. Ti ho letto di là.
    Passo anch’io, sebbene non più con l’assiduità di una volta.
    Un abbraccio grande.

    In effetti fino a poco tempo fa il blog mi è servito proprio a questo, Paolo: a fronteggiare una crisi lunga tre anni, che da due si è intensificata.
    Se resto qui non faccio che incartarmi. Cioè, adesso è così: riparto bene e dopo poco comincio a ripetermi. E così non va bene. Così non va bene per niente.
    Ciao.

    Buon martedì anche a te, Pupottina.

  29. testa bislacca permalink*
    9 giugno 2009 12:29

    Sì, quella ragazzina triste al funerale del padre la ricordo anch’io, Celito.
    Il potere? La sola parola mi fa venire i brividi: sarà che sono schiva, asociale e lunatica.
    No, non cancello il blog, ma come ho scritto su a Paolo per adesso mi ci avvicino con circospezione. Per me e per chi legge la stessa, pallosissima storia da due anni.
    Ah: ti voglio bene. Sei un amico con la A.

  30. 9 giugno 2009 13:48

    Tu vuoi essere libera di
    camminare sola con i tuoi passi
    cercando un piccolo appiglio
    in mezzo al mare,
    e senza nessuno
    tu vuoi essere acqua
    che si mescola con le tue parole…

  31. 9 giugno 2009 16:38

    “Tutta colpa tua”: mi hai fatto postare nuovamente!

  32. 9 giugno 2009 16:53

    Ti leggo da una quantità di tempo e c’è stato un periodo in cui ti commentavo spesso; adesso ti leggo in silenzio e certe cose sono diventate più nette. Scrivi bene, che significa in modo veramente personale. Sei tu dentro le parole, sei tu che filtri il mondo delle idee che ti circondano, e questa è cosa rara. Però spesso sei monocorde: non ti offendo dicendotelo perchè lo ammetti anche tu. C’è una nota che si ripete all’infinito dentro il tuo blog ed è la tua vita sentimentale. Pare che ogni cosa giri attorno a quel perno. Non è un’accusa la mia, io sono fregato da 30 anni da una storia infinita, ma una constatazione. Questo ripetitività è l’unico neo ma è un neo grosso, è l’unico contesto che evidentemente non riesci a metabolizzare con l’ironia che adoperi con gli altri. Noi che possiamo fare? E’ difficile sai entrare dentro il tuo spazio e conservare la propria identità, c’è qualcosa che fagocita in quello che rispondi, una lama di rasoio sempre presente che a volte taglia di più altre di meno. Così noi che commentiamo siamo tutti “misurati” e ammirati, forse intimiditi, molto corretti e alla fine sembra che tutto si trasformi in una grande e splendida chat. Io ho chiuso, leggo, giro ma sostanzialmente ho chiuso con questo tipo di blog: non sono capace di reggerlo tutto qua. Penso che dovresti postare solo quando ne senti veramente il bisogno “intellettuale” e non fisico, penso che dovresti stare più attenta a te stessa, penso che, al di fuori di Nico, non c’è spazio per altre bislacche. Però potresti cambiare nick!
    Tempo fa mi hai mandato un email ma io ero veramente seccato col mondo ed anche con te, se ti va riscrivimi forse adesso possiamo dirci alcune cose che, tra l’altro, hanno anche attinenza coi blog. Salutiamo.

  33. 9 giugno 2009 18:20

    Cara Bisla, assolutamente impossibile, la tua fantasia potrebbe partorire dei post di gran lunga scritti meglio, e senza copiare. 😉

  34. testa bislacca permalink*
    9 giugno 2009 20:47

    E’ esattamente quello che voglio essere, Marco: nel mare o sulla terraferma. Sola e libera. Non hai idea di quanto io desideri poter essere completamente me stessa. Ma non posso.
    Hai postato? 😉

    In realtà c’è qualcosa di molto “respingente” in me, Enzo. Ma di solito lo si avverte dopo essersi avvicinati. E la mia lingua sa tagliare come il ferro rosso, anche se nel cuore non ho mai cattiveria. Astio sì. A volte.
    Ho preso le distanze da questa parte scritta di me proprio per evitare di tornare sugli stessi argomenti. So bene che tutto sembra girare intorno al perno della mia vita affettiva (più che sentimentale). E’ praticamente la mia connotazione principale: me lo diceva lo strizzacervelli. “Sei un motore che va a benzina affettiva”. Presumo intendesse includervi anche il sentimento “uomo-donna”.
    E, ironia beffardissima della sorte, sono sempre con la lineetta sulla riserva.
    Però, sai, è anche colpa mia. Ok, non sono stata molto fortunta, ma ci ho anche messo del mio, perchè sono tosta, polemica, impulsiva e profondamente rompicoglioni. Sono anche altro, ma gli uomini non vogliono complicarsi la vita con quelle come me.
    Gli uomini sono spiriti semplici che amano le donne tranquille, quelle che sorridono e stanno al loro posto. Quelle alle quali sta bene tutto. Quelle che non creano problemi.
    E sia.
    Tanto io campo anche da sola, e se dovesse venirmi in mente di uscire con un uomo (ho scritto uscire, non vivere) non avrei davvero difficoltà a trovarne uno. Tanto, sai, gli stessi uomini che amano le donnine obbedienti come madonne, ogni tanto non disdegnano una sana avventura fuori porta.
    Ok, a me non interessa questo: volevo solo dire che è oramai è diventato pressochè impossibile fare breccia nel mio cuore. Posso prestare il corpo, volendo, ma il cuore è affar mio.
    Ed è con questo maledetto cuore che scrivo, Enzo: anche se sono parole pesanti o sciabolate.
    Vorrei che mi rispondeste a tono: d’altronde qui nessuno mi compiace per compiacermi. Non ti saranno sfuggite polemiche e critiche a volte abbastanza feroci. Com’è giusto che sia.
    Certo che torno a scriverti: aspetto ancora un paio di risposte, ed io sono anche capatosta.
    Salutiamo. 🙂

    La mia fantasia partorirebbe cose diverse, Gians: le tue sono inimitabili.
    Ti ho detto che, mentre ascoltavo i risultati elettorali, mi era venuto in mente un post tipo quelli che scrivi tu? Poi mi son fatta passare la voglia di imitare. :p

  35. 9 giugno 2009 22:30

    Bi, anche se non ti sembra il tuo diario emana una forza straordinaria!
    Siamo qui, sono qui :-))))

  36. testa bislacca permalink*
    9 giugno 2009 22:56

    La forza corrosiva della ripetitività, Medita?
    😉
    Scherzo: so che sei sincero.
    Un bacio. 🙂

  37. 10 giugno 2009 09:15

    la tua risposta ad Enzo è quasi come se fosse un post… una nuova pagina di diario… raramente leggo i commenti soprattutto quando ce ne sono 36 prima, ma quello era tuo e mi sono permessa…. è molto personale ed è esattamente vero. io credo di essere una donnina semplice, come quelle che hai descritto, ritaglio i miei spazi nella vita di un uomo, soltanto per paura di perderlo. ho già perso persone importanti troppe volte per il mio voler essere contorta, ma al contrario di te sola non ci so stare, non mi piace, pur essendo un’indole solitaria per la maggior parte della giornata… non mi piace sentirmi sola… quindi credo di tenere per me tutte quelle complessità femminili che potrebbero guastare il rapporto con il mio uomo o spaventarlo perché si sa che tanti dei nostri pensieri li manderebbero in crisi totalmente … eheheheh … per tutta la vita ho sempre avuto un uomo accanto e proprio non ci riesco a vedermi senza … la sicurezza di un uomo vicino. un po’ ti invidio per questo tuo spirito di autosufficienza … in realtà per poter vivere così avrei bisogno prima di tutto di un lavoro che mi renda indipendente e non impegnata a fare tanto per poco … da sola non potrei sopravvivere …
    buon mercoledì

  38. 10 giugno 2009 11:40

    Si “te ga rason” ma il vantaggio di un blog, come altre forme di espressione, è che rimane se non ci vuoi scrivere più, mi dispiacerebbe un casino, ma potrei capirti, ma il fatto di cancellarlo addirittura mi fa una brutta sensazione.
    Bon è una consideraizone tutta mia personale eh, poi ognuno fa come crede 😉
    Ciao Bisla

  39. 10 giugno 2009 12:32

    Secondo me è sempre un vero peccato cancellare tutto (anche perché in caso e nel momento in cui volessi rileggere qualcosa o rivisitarlo, ecc. sarebbe tutto IRRIMEDIABILMENTE PERDUTO).
    Se non te la senti di continuare, magari lo lasci un po’…

  40. 10 giugno 2009 18:04

    ..accade, a volte, che a fare da “madre” è solamente un Padre, che nutre d’amore il figlio disabile che la mamma non ha mai accettato..

  41. 10 giugno 2009 18:11

    ciao, bisla! riesci sempre a sorprendere con la tua meravigliosa capacità di scrivere; e sarebbe un vero peccato eliminare tutto. il tuo diario con i tuoi appunti non lo meritano. bacio, e ben ritrovata

  42. 10 giugno 2009 18:53

    Allora se ti occorre qualche storia di madri poco amorevoli, fammi un fischio che anche io ne conosco una…
    I figli sono di chi li “cresce” e su questo non discuto.
    In merito ai pensieri di abbandono potrebbero anche essere leggittimi.
    Niente dura in eterno. Persone, sentimenti, progetti…hanno tutti un inizio e una fine.
    L’importante è che sia tu a scegliere l’inizio e deciderne la fine.
    Non lasciare che anche quello ti venga tolto da un reflusso passeggero di depressione ancora duro da sfrattare.
    E poi scusa, abbiamo già perso la biblioteca di Alessandria d’Egitto a causa di un banale incendio e Atlantide è sprofondata in mare con tutto il suo scibile. Qualcosa lo dovremo pur lasciare ai posteri o no!!

    Baci amica e sorridi che la vita è bella!

    la volpe

  43. 10 giugno 2009 20:33

    Anche io vivo un momento di grandi dubbi sul blog, mollare ci sta, ma perchè cancellare? I tempi e le motivazioni mutano e ritrovare il proprio taccuino è cosa preziosa

  44. testa bislacca permalink*
    10 giugno 2009 23:16

    Ma io ero come te, Pupottina. Poi la vita mi ha cambiata. Non conosco la tua età, ma suppongo tu sia molto più giovane di me. Nella vita ho avuto alcune storie lunghe (quattro anni, tre, uno), poi un matrimonio durato nove anni. Infine un amore tanto grande quanto impossibile e poi più niente. Era così grande e sbagliato (e a questo punto penso tu abbia capito, dati i contenuti dei miei commenti) che forse, oggi, capisco che è stato considerato un grande amore solo da me. I giovani spesso lo confondono con le infatuazioni.. Non ero mai stata sola in vita mia nemmeno io, ma ho dovuto imparare a farlo. E non ho un lavoro vero e proprio. Ho un figlio di sedici anni e mezzo e due genitori anziani. Non sono forte come sembro. Mi piace pensarmi forte.

    Hai ragione, Ormoled. Potrei cancellarlo solo in un momento di rabbia. Tanto vale che stia qui, preso e lasciato a seconda dell’umore.

    Lo so, Esperimento: magari potrei pentirmene, dopo. Tanto io sono l’impulsiva che poi si pente sempre.

    Sì, Inès: succede anche questo. Non tutte le madri sono perfette, non tutti i padri bastardi senza cuore.

    Bentornata, Maria Rosaria. A quanto pare ad abbandonare il blog siamo state in due. 🙂
    Mi scrivi cose molto carine ed io ti ringrazio davvero. Diciamo che per il momento ho rallentato, dopo aver resistito ad un paio di impulsi blogghicidi. 😐
    Un bacio.

    Bentornata, Volpe: un’altra desaparecida. 🙂
    Purtroppo non siamo sempre noi a decidere la fine delle cose: a volta dobbiamo subire e accettare. Quanto al blog, è solo un contenitore di parole spesso superflue.
    Vuoi lasciare ai posteri giusto queste quattro cretinate?
    😉

    Prog, vuoi mollare adesso che ti ho conosciuto io? L’ultima frase la faccio mia. e aggiungo: mai essere impulsivi e destruenti.
    Ciao.

  45. 10 giugno 2009 23:47

    Vado dritta a scrivere senza leggere i commenti. Ho visto il film alcuni giorni fa. Ho pianto ininterrottamente dalla metà fino alla fine. Avrei voluto saltare nello schermo e prendere a schiaffi la cara Ida. Probabilmente perchè ho rivisto in lei le cazzate fatte in passato, e almeno non avevo un figlio da difendere.
    Quanto alla costanza nell’essere presente, se tu avessi ragione, dovrei cancellarmi anch’io. E non ci pensare neanche ad un alter ego. Bisla è unica, non abbiamo bisogno di succedanei, e non li accetteremmo neanche. Ciascuno di noi oltre al blog ha una sua vita e i suoi tempi. E se davvero qui siamo amici, non possiamo non comprendere questo.
    Un bacio grande

  46. testa bislacca permalink*
    11 giugno 2009 00:36

    Io nella povera Ida ho visto me, Efesto, ma soprattutto una donna che mi è stata molto vicina, e che ha dovuto subire cose più o meno simili. Manicomio a parte, ovviamente. Ed il suo unico figlio è stato un ragazzino cresciuto solo da lei. Praticamente mio padre, va’.
    Io non ho pianto ma ho provato molta rabbia. Molta, molta rabbia.
    Per ciò che riguarda il blog ho deciso che lo lascio qui. Gli scatti di rabbia non servono a niente.
    Un bacio grande a te, Efestuccia.

  47. 12 giugno 2009 12:24

    La “felicità” si nutre di felicità condivisa.
    “Ti hanno fatta nascere per farci sorridere” come si fa non essere felici di aver suscitato un pensiero così? Il dolore non riesco a condividerlo, il mio. Ma se la mia spalla alleggerisce quello di un altro, allora anche questa condivisione mi nutre.
    Non arrenderti. Mai

  48. testa bislacca permalink*
    12 giugno 2009 14:05

    Io non sono ottimista come te, Marco. Nasciamo per caso. Il resto viene dopo, ed è veramente tutto molto imprevedibile.
    Non posso arrendermi: ho un figlio.

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